Il mio libro

Nell’estate del 2025 è stato pubblicato il mio libro dove racconto attraverso il mio vissuto personale gli scandali principali della setta new-age nella quale sono nata e cresciuta (puoi trovare il libro qui).

Le menzogne, le manipolazioni e gli abusi di ogni genere immaginabile sono veramente tanti e si espandono in ogni ashram principale del gruppo, tant’è che non li ho certamente elencati tutti nel mio racconto. Ci sono talmente tanti testi che li sviscerano nel dettaglio (elencherò i principali qui sotto), scritti anche da storici, ricercatori e psicologi e non solo da vittime, che non ho ritenuto necessario fare io stessa la “lista della spesa”.

Questo perché il mio personale obbiettivo nel condividere alcuni osceni retroscena del gruppo dichiaratosi “felice, sano e santo” è quello di mettere luce su un tema assai più profondo ed esteso: la strenuante e frenetica ricerca del benessere. “Alla ricerca del benessere” era infatti il sottotitolo da me voluto (anche il titolo che avevo scelto era assai meno sensazionalistico di quello poi scelto dalla casa editrice, che comunque ringrazio per il supporto in questa mia nuova avventura da scrittrice, se così posso definirmi per un unico libro).

Nel mondo olistico in cui lavoro – che spesso non ha niente di olistico perché esclude totalmente la ricerca empirica – il benessere viene spacciato come se fosse un postulato di pratiche, oggetti e rimedi.

Si cerca e si vende la pillola magica, in un mondo dove se si sta male si vuole un rimedio facile, veloce e indolore per stare meglio. Si tende a pensare che facendo una posizione yoga o recitando un mantra, indossando un cristallo o una fragranza, ascoltando frequenze o ingerendo medicinali allopatici o naturali si possa magicamente trasformare un dolore o un sintomo, riempire vuoti e bipassare le emozioni considerate negative.

Trovo che etichettare alcune emozioni come negative è uno dei danni più profondi che la mia setta – e in generale la new age – abbia lasciato.

Assurdo come il mondo olistico che per definizione dovrebbe includere, vuole escludere e giudicare parte della realtà esperienziale, pretendendo che alcune parti della vita vengano meno e diventino inesistenti perché dolorosi.

La positività tossica è una realtà che si espande pericolosamente. Non considera che non si può essere felice dopo un lutto, gioiosi dopo una lite, allegri dopo una tragedia o rilassati davanti ad un pericolo. Che il pericolo sia soggettivo oppure oggettivo è ininfluente rispetto a ciò che si prova. La vera terapia infatti sta nel cambiare percezione, non nel fingere di non sentirla o peggio ancora provare senso di colpa per le proprie emozioni “negative” e correre ai ripari superficiali come drogati di benessere.

Questo pericoloso ragionamento esclude ciò che siamo e la ruota delle emozioni che il corpo ci permette di vivere e il loro senso. Le emozioni vanno ascoltate, non eliminate come un errore ortografico ne tanto meno giudicate. Su questo tema sono tanti gli autori che hanno speso le loro ricerche, come per esempio Marshal Rosenberg in uno dei suoi tanti libri che ho personalmente tanto apprezzato “Le sorprendenti funzioni della rabbia”.

Il fatto è che le emozioni parlano di noi, della nostra percezione, del nostro vissuto, della nostra storia, dei nostri avi, dei nostri vuoti e sono la spinta per muoversi verso i bisogni – non a caso il temine e-motion include il movimento.

Più si cerca di affogarle attraverso le varie pillole magiche e palliative e meno siamo capaci di sentire ciò che queste ci stanno comunicando di noi, e sottolineo di noi.

“Ci troviamo davanti a un crescente numero di persone che sostiene, compra e vende tecniche di guarigione che non curano, ma dato che possono portare un effetto placebo temporaneo, diventano un rimedio apparente che distoglie – per poco – l’attenzione dal dolore. In fondo è molto più facile rimanere seduti e meditare o indossare un cristallo invece che ridefinire i propri automatismi e obbiettivi” – Dal mio libro “Nella setta di Yogi Bhajan. Nata nella comunità 3HO”.

Non metto in dubbio il beneficio temporaneo di tutti i vari rimedi olistici e allopatici, e allo stesso tempo se queste fossero veramente delle soluzioni e veramente donassero il benessere, basterebbe farle una sola volta; così come quando ho davanti un problema matematico una volta trovata la soluzione non devo calcolare l’espressione due volta a settimana lonatano dai pasti per ricordarmi il risultato.

Queste pratiche olistiche – alcune delle quali io stessa talvolta uso non rinnegando i benefici come ho sopra esplicitato – sono diventate l’eroina moderna, dove appena si sta male si corre a recitare il proprio mantra, a fare una meditazione, a prendere il cristallo, il fiore, a cercare la posizione yoga ideale nella frenetica ricerca del benessere, e nei casi più estremi entriamo nella dimensione del genderismo dove si arriva a tagliare i genitali nella speranza di stare meglio.

Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano nel libro La società della stanchezza esprime elegantemente il fatto che non siamo più capaci di stare nel dolore o nella fatica perché cerchiamo di eliminarli continuamente. Ma così facendo, diventiamo incapaci di sentire — non solo la sofferenza, ma anche la gioia autentica. Potrei anche rimanere nelle nostre terre nazionali e citare Pasolini: “Il consumismo non promette la felicità ma la rimozione del dolore: e così ci rende tutti uguali, tutti incapaci di capire la propria infelicità.”

Questa è l’epoca di dubbio inizio del consumo del benessere, e fermarci a chiedersi se scappare dal dolore è veramente uno stare bene può far emergere delle risposte interessanti.

Cosa è il benessere e cosa siamo disposti a fare per averlo e cristallizzarlo nel tempo? Sembra quasi che alcuni sono disposti a uccidere l’essere umano che è in loro, perché stare bene è diventato più importante che vivere e rispondere agli stimoli.

Qualcosa di così personale e soggettivo come lo stare bene viene così spacciato come qualcosa di oggettivo dato dalla pratica prediletta, facendo indirettamente il funerale all’individuo, l’unico, soggettivo e personale essere, entrando nella totale generalizzazione dello stare bene.

Nella gruppo in quale sono cresciuta il pagliativo era una pratica chiamata kundalini yoga, in parte preso da altri insegnanti, in parte inventato dal grande maestro, in parte inventato dai suoi primi studenti. Su questo sarò breve: muovere il corpo fa bene, il corpo nasce per muoversi, e pertanto qualsiasi yoga o sport si pratichi non può che far bene al corpo, che sia inventato da uno stupratore come nel mio caso, da un filosofo spirituale o da un allenatore in palestra.

Avendo vissuto strettamente vicino ai praticanti ossessivi di questo yoga poso testimoniare in prima persona che la maggior parte di questi erano oltremodo nevrotici, giudicanti, depressi o estremamente megalomani, nonostante avessero un corpo elastico e muscoli definiti.

Io di certo non ho alcune risposte in tasca, sono una semplice ragazza cresciuta all’ombra della ricerca del benessere, sono una consulente, una mamma, un’amica, una sorella, una figlia, una donna e sono me, in continuo cambiamento e crescita. Ho imparato con la vita a non santificare o ancorarmi a nessuna pratica. Ho imparato a prendermi la responsabilità per i miei malesseri e le mie emozioni. Ho imparato che se voglio un risultato diverso nella mia vita posso solo che agire diversamente, cambiare, spostarmi dal mio punto di vista, assai diverso dal praticare lo stesso palliativo mattina e sera per 30 anni.

Questo lungo post, forse eccessivamente lungo nell’era del tutto e subito, è solo il mio “food for thought” ed è ciò che veramente ritengo importante del mio libro aldilà degli orrori della “mia” setta.

Per chi pensava o sperava che il mio libro fosse (o non fosse) incentrato esclusivamente su Yogi Bhajan e la 3HO, consiglio la lettura di alcuni libri e articoli e la visione dei racconti degli ex adepti e dei documentari che sviscerano i fatti:

Libri e articoli:

1977 “Sikhism and tantric yoga” di Trilochan Singh

1977 “Religion: Yogi Bhajan’s Synthetic Sikhism” sul Times Magazine

2012 “Confessions of an American Sikh: Locked up in India, corrupt cops & my escape from a new-age tantric yoga cult” di Gurusant Singh

2020 “Premka, a white bird in a golden cage” di Pamela Dyson

2020 “olive Branch report” indagine sugli abusi

2020 “Master of Deceit: How Yogi Bhajan Used Kundalini Yoga for Money, Sex and Power” https://www.gurumag.com/master-of-deceit-how-yogi-bhajan…/

2023 “Under the yoga mat: the dark history of Yogi Bhajan’s kundalini yoga” di Els Coenen e GuruNischan contentente motissime storie degli adepti

2025 “The CULTISH Nature of Yogi Bhajan’s Kundalini Yoga: His 3HO & Sikh Dharma Community analyzed using Dr. S.Hassan’s BITE Model” di Els Coenen

Documentari:

2023 “Inside the ‘Abusive’ World of Yoga Guru Yogi Bhajan | TRUE BELIEVERS” di Vice TV

2024 “Breath of Fire” di Hayley Pappas e Smiley Stevens

2024 “The Truth About 3HO Boarding Schools” di Deslippe & Stukin https://www.youtube.com/watch?v=opGHJhw7JWU&t=1s

Ricerche accademiche:

2012 “History of Yogi Bhajan & 3HO” di Philip Deslippe

2023 https://www.alexandrastein.com/…/childhoods_in_3ho.pdf di Alexandra Stein

Siti web

https://abuse-in-kundalini-yoga.com/survivors-today

Podcast con interviste:

https://www.youtube.com/@GuruNischan